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This road goes on and on.


23 ottobre 2515 | Bullfinch

Un buio così nero e uniforme André non ricorda di averlo mai visto prima. Si estende senza profondità, non ha dimensioni, non ci si può muovere dentro. Da qualche parte, dietro il buio senza direzioni, c'è un cuore che pulsa arrancando, esausto, e fa tremare le pareti inconsistenti dell'oscurità. È questo terremoto distante e inafferrabile, forse, a spaccare la superficie omogenea del nero lungo una crepa sottile di luce, frastagliata come il ramo di un albero fotografato in negativo contro il cielo.
André impiega un tempo indefinito a rendersene conto, ma conosce ogni segmento irregolare di quella crepa. È una cicatrice.
Ne ha vista una identica percorrere la nuca di Mordecai, sotto il tappeto biondo dei capelli rasati.
Vorrebbe sfiorarla con le dita, ma non riesce a muoversi.
Non è nemmeno sicuro, in tutta franchezza, di avere ancora delle dita, ma a un tratto il nero si rovescia, ribaltando l'assenza omogenea di punti di riferimento. Si squassa, sciabordando da una parete all'altra del suo cranio. Il cuore sepolto nel buio ha un'impennata, rimbomba, poi si affievolisce.
I lembi della cicatrice si schiudono lentamente, luminosi nell'oscurità, riaprendo una ferita di luce sempre più profonda, sempre più vicina.
“Se di colpo vi trovate al buio dentro a un tunnel, e se vedete una luce... non seguitela.”
Il timbro della voce è familiare, nonostante il crepitare sconnesso della frequenza cortex, e il non riuscire a ricordare da dove venga lo spinge a fondo in un'angoscia pastosa.
“Prova a crepare e ti ammazzo.”
A una voce si accavalla l'altra, che è più concreta e, allo stesso tempo, più distante. André vorrebbe ridere, non sa perché, ma non è sicuro di avere i polmoni, o una bocca per farlo. La ferita pulsa di luce bianca, cresce a dismisura, bruciando le distanze inesistenti come una bocca affamata, finché nel fondo della sua gola di luce si srotola una lingua di prato. Guance d'alberi.
Il cuore batte sotto l'erba fresca della radura e un bambino biondo, che avrà sui tre anni, strappa margherite con enfasi gloriosa per allungarle fra le dita bianche, infinitamente affusolate, della ragazza bruna accovacciata al suo fianco.
Costanza intreccia una ghirlanda di corolle bianche e gliela posa sui capelli d'oro.
“La corona del principe Patrice.”
Poi solleva il viso ovale, strattonando il mento per spingere addosso ad André due occhi azzurri e stupefatti. Rimane interdetta a lungo, come stentasse a riconoscerlo. Poi sorride in una maniera che lo squaglia dentro.
“Sei arrivato presto, Andre... - gli angoli della bocca vacillano, ma gli occhi trasparenti sono fermi e lo passano da parte a parte. - Non ti aspettavamo, corazon.”
Prova a parlare, ma ha la gola piena di lava fusa.
Patrice non lo guarda, continua a strappare margherite bianche, gialle. Crochi gialli.
Costanza scrolla la testa, allontanando dal viso una lunga ciocca scura in punta di dita. Deglutisce, stringendo le labbra, poi sorride.
“Non importa, vale? Oggi o domani, il tempo qui non conta niente.”
Non sembra proprio felice di vederlo.
“...il Signore non ha nessuna voglia di vedere le vostre facce prima del tempo.”
A ricordarglielo è la stessa voce che filtrava dal cortex, e adesso proviene dall'adolescente bruno che gioca con suo figlio, accomodandoselo con noncuranza sul ginocchio e tenendogli le mani minuscole nelle proprie troppo grandi. Ha occhi verdi ed enormi dal taglio quasi a mandorla, e André ricorda di averlo visto esplodere in mille brandelli di carne.
Jonatha Davenport incrocia le gambe sul prato e si stringe nelle spalle, mastica un sorriso sghembo mentre la luce si restringe, inghiottita dal buio.
“Non hai ancora finito di soffrire.”

La testa di André rimbalza contro la schiena larga di Renee assieme al mauler che sferraglia, tra le scapole, per ogni passo energico, sporco di urgenza viva, mosso attraverso la giungla invischiata di notte. Il marrone dei coats sovrapposti si tinge di rosso dove il perforante ha passato il costato da parte a parte. Bolivar quasi non sente, fra i sussulti indelicati dei muscoli, la contrazione che investe l'addome e le spalle del 'tracker, rovesciandogli fuori dalla bocca un gorgoglio pastoso e una boccata di sangue.
Qualcosa gli dice, tra pelle e cuore, che Vandoosler sta cercando disperatamente di respirare.
Sorride, accelerando a testa bassa.






But the sunrise we'll see,
but the sunrise we'll see again.

-- it's like a bad day that never ends.


17 agosto 2515 | Bullfinch

4 am.

André allunga le dita tremanti sotto il getto del lavello, l'acqua fredda che brucia sulle nocche sbucciate gli spinge bagliori di luce pulsante dentro il cervello. Mastica l'aria immobile della sala comune immersa nel silenzio gravido di sonno e oscilla la testa lentamente, gravata di un peso scivoloso e insostenibile. Il mondo è separato dalla sua pelle da una pellicola umida che lo rende insensibile, dirottando sulle esplosioni di dolore annidate fra le tempie tutta la coscienza annichilita dal sonno. Sprazzi di sogni a occhi aperti gli invadono le pupille, la testa piena dello scrosciare dell'acqua corrente che si sovrappone e si mescola alla risata di un fiume sdraiato solo nella sua memoria. Non ha bisogno di voltarsi per vedere Costanza che attraversa la soglia della cambusa. Si avvicina al grande specchio d'argento appeso sulla parete di fondo, tra le mani ha un rasoio elettrico che usa per radersi la testa con gesti pieni di grazia, seminando lunghe ciocche brune sul pavimento. Istintivamente, colto da un lampo di nausea, André si scosta dal lavello e allunga la mano verso la rimessa delle scope; quando si muove, lo specchio si assottiglia e sparisce assieme alle spalle di Costanza, restituendo ai suoi occhi arrossati l'arredamento spartano della cucina vuota.
…putain.

I medicinali scarseggiano e i sonniferi servono per i feriti, ma la bloom lo rende così lento, languido, inerme; gli spazza la testa come una marea pietosa e volatile, che puntualmente si ritrae lasciandola sventrata e in disordine, appesantita dai detriti.
Sul letto di un bambino ferito, al campo medico, qualcuno ha lasciato un mazzo di crochi gialli. Ci è passato davanti più volte, durante la giornata, trovando ogni volta i crochi moltiplicati; finché, quando ormai tutto il letto ed il suo occupante ne erano sommersi, si è reso conto che non c'erano. Non era stato lasciato nessun fiore. I crochi gialli sono bruciati su Shadetrack, sotto le bombe, e mettono radici solo nella sua testa.


Ancora due ore prima di tornare al campo, se arriva prima Jack lo rispedisce indietro.

Si accende una sigaretta e il silenzio crepita con la carta bruciata. Stringe il filtro con labbra che hanno ancora il sapore della bocca di Mordecai: ne sono pieni il suo naso e i suoi occhi, i lombi e lo stomaco. Ecco qualcosa che mangerebbe senza vomitare.
Trascina una sedia sotto le natiche e recupera il coltello da caccia abbandonato sul tavolo. Si lecca le labbra, ferma la cicca fra i denti e apre la mano sinistra, pigiando sul legno il palmo e le dita aperte. I primi salti della lama sono cauti, impastati d'indolenza e spinti sul filo dei muscoli contratti, dell'attenzione viva e spalancata. Affonda la punta del coltello tra una falange e l'altra con metodo e scioltezza frenetici, una, due, tre, quattro volte il giro completo, avanti e indietro, dal pollice al mignolo in un'impennata precipitosa. Non si rende conto dello slittamento finché l'anulare non gli pizzica il cervello, sporcandosi di un filo di sangue obliquo che lascia sul tavolo due fiori rossi quando lo avvicina alle labbra. Succhia il taglio ad occhi chiusi, sprofondato contro la spalliera della sedia.

Un'ora e quarantasei minuti.

Dev'esserci del rum di Maracay, da qualche parte.





If I ever feel better,
remind me to spend some good time with you.
You can give me your number,

when it's all over I'll let you know…

Let it be.


14 novembre 2502 | Shadetrack

– Grazie di essere rimasto sveglio fino alla fine.
André stropiccia una smorfia sussiegosa, estremamente poco credibile.
– Non so di cosa parli, Costi, io sono un uomo di fede.
Costanza Barrera sbuffa una risata argentina, impalpabile, stringendo gli occhi incontro al sole per sbirciare in tralice il profilo del marito.
– Ay, lo sai che a papa non piace che mi chiami così.
– Per forza. - André alza gli occhi al cielo, in un moto di scetticismo eloquente. - Lui vorrebbe che ti chiamassi señora Barrera.
Costanza ride, appesa al suo braccio come una bambina.
– E' il tuo accento, che non gli piace.
Una volta a settimana, ogni domenica, la famiglia Barrera si sposta dall'Olmos Ranch a Mexican per la messa. André tenta puntualmente di sottrarsi a questa incombenza e, puntualmente, si ritrova a ciondolare sul sagrato della chiesa mentre il resto della famiglia passa a turno dal confessionale. Costanza fa sempre in modo di essere la prima, poi lo raggiunge e passeggiano insieme attraverso il piccolo podere che i Barrera hanno donato alla congregazione di padre Hughes.
S'infilano sotto l'ombra di un arancio e André solleva la mano libera, oltre la propria testa, per aggrappare le dita a uno dei rami più bassi. Accenna col mento al giovanotto bruno che, seduto sui gradini della chiesa, fuma in silenzio a schiena curva.
– Ay, miralo, tuo fratello deve avere quelque chose da raccontare al prete, hun?
Costanza solleva la linea volitiva del mento per propinargli, dal basso, un'occhiata limpida e ridente.
– Perché non lo lasci in pace, una buona volta?
André scrolla le spalle, gonfiando i polmoni d'aria e stringendo le palpebre sui ciuffi bruni e disordinati di Adàn Barrera.
– Perché Raul è una testa di cazzo. - ribatte, stropicciando un mezzo ghigno indolente.
Tasta la scorza ruvida di un'arancia e la stacca dall'albero, porgendogliela delicatamente con un guizzo troppo vispo degli occhi neri.
La mano di Costanza è talmente piccola che André potrebbe chiuderla completamente in un pugno, i suoi occhi troppo azzurri e il sorriso furbo, dolciastro e un po' strafottente.
Fastídiate, Andre Vandoosler, siamo vicini alla casa di Dio.
Si prende l'arancia e lui sgrana vagamente gli occhi vividi, impastando un sorriso incredulo.
Putain, Costi, lo so dove siamo. Mi sono appena sorbito la fottuta messa dal principio alla fine. - la prende per le spalle, piegandosi per sfiorarle la punta del naso e mormorare a ridosso delle sue labbra. - …non hai sentito il prete? Adamo ed Eva si davano da fare nel giardino dell'Eden.
Accenna, con un gesto vago delle dita, al frutteto che li circonda. Costanza gli ride sulle labbra, premendo la bocca sulla sua prima di ritrarsi, vittoriosa: affonda le dita oltre la buccia dell'arancia, arretrando di un paio di passi leggeri.

– Venire a messa non ti piace proprio. - considera, divisa tra gli strascichi della risata ed un cruccio vago, più scontento che severo.
Semina coriandoli di scorza sul terriccio, come uno strascico per i suoi passi. André la insegue, svogliatamente, affondando le mani nelle tasche dei calzoni buoni. Si stringe nelle spalle.

– Mi è piaciuta la preghiera. Com'è che faceva? - si lecca le labbra e canticchia sommessamente. - When I find myself in times of trouble, Mother Mary comes to me.
La sua bella voce baritonale non basta a nascondere il fatto che sia profondamente stonato. Costanza ride, spalancando gli occhi chiari attraverso l'ombra delle fronde.

…speaking words of wisdom, let it be.
All'Olmos Ranch si dice che la figlia del patron abbia la voce di un angelo.
Non esagerano.

And in the hour of darkness, she is standing right in front of me, speaking words of wis-dom-
Le labbra di André le chiudono la bocca e, solo per un momento, Costanza Barrera si abbandona fra le sue braccia, contro le sue labbra, riempiendosi le narici dell'odore selvatico che gli invischia la pelle.
Sfarfalla le palpebre e si scosta nettamente, poi, consegnandogli l'arancia sbucciata e perfettamente rotonda con cura affettata, come la consegnerebbe a un bambino.
André la prende, alternando lo sguardo fra il frutto e la moglie con una smorfia leggera, arresa.
Dieu, mi farai impazzire. - lamenta, tragico, addentando la polpa con noncuranza.
– Stanotte. - confida lei, stringendosi nelle spalle, e gli gira intorno per tornare verso la chiesa.
André strizza le palpebre, abbagliato dal suo sorriso, e rovescia uno sguardo sognante sulla polpa grumosa dell'arancia, sospirando come una ragazzina.